| CAFFÈ |
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| martedì 23 settembre 2008 | |
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L'altalena dei prezzi Quello del caffè è uno dei mercati più importanti del mondo, insieme al petrolio, al rame, all’acciaio, al mais e allo zucchero, solo per fare dei nomi, è una delle più grandi commodities planetarie. Come altre materie prime, ha subìto negli ultimi due o tre anni delle forti impennate dei prezzi, e se ne aspettano di nuove per ottobre-novembre. Le motivazioni che spiegano gli aumenti sono differenti rispetto a quelle che hanno riguardato altre materie prime, come il petrolio o altre merci che hanno subìto la forte concorrenza proveniente dai mercati dell’Est o della Cina. Nel caso del caffè quello che è successo è stata una ridefinizione della domanda e dell’offerta dei grandi Paesi produttori, dal Brasile al Perù e al Vietnam. Per anni i raccolti di caffè sono stati molto al di sopra della richiesta mondiale e questo ha portato ad un calo del prezzo della materia prima ed in parte anche della qualità del prodotto. Negli ultimi tre o quattro anni c’è stata una ripresa parziale sul fronte dei prezzi, dovuta sia ad un lieve aumento della domanda sia ad un forte ridimensionamento dei raccolti e delle piantagioni: il risultato è che oggi i prezzi sono superiori circa del 50% rispetto a quelli del 2005. Questo spiega e giustifica gli aumenti del prezzo del caffè in grani. Ci sono indubbiamente delle differenze nel Paese: al Nord normalmente viene venduto tra i 14 e i 18 euro al chilo, al Sud invece tra i 12 e i 16 euro. Il fenomeno vending Lo sviluppo inesorabile e continuo del mercato del vending è un fenomeno oramai assodato che continua da almeno un decennio. Le prime macchine automatiche del caffè nelle grandi aziende hanno lasciato lo spazio a macchine sempre più evolute in grado di offrire quattro, cinque, anche dieci tipologie di caffè diverse, talvolta con prezzo differenziato. A questo mercato pensato per le aziende si è affiancato prima quello delle macchine a cialda, poi a capsula. Sono in grado di offrire un caffè costante, di qualità media, talvolta medio-buona, con un costo ragionevole, tra i 30 e i 40 centesimi, e una facilità di servizio che permette il consumo immediato. Soprattutto questo secondo fenomeno ha portato ad una flessione dei volumi al bar: si tratta di un fenomeno molto evidente soprattutto nei grandi centri urbani, in particolar del Centro Nord, meno nei piccoli centri dove il rito del caffè al bar mantiene la sua valenza ed importanza. Bisogna ricordare che il caffè vale oltre il 50% del traffico di un pubblico esercizio, ossia delle persone che ogni giorno entrano la bar per chiedere un prodotto, e circa il 30% del fatturato complessivo. La reazione della categoria Di fronte a questa nuova concorrenza alcuni torrefattori e alcuni bar hanno reagito cercando di puntare ad un maggior guadagno abbassando la qualità media del prodotto vendendolo però allo stesso prezzo a cui lo si vendeva in precedenza. Altri invece hanno reagito positivamente puntando ancora di più sulla qualità dei prodotti d’origine , migliorando anche la tostatura nel caso dei torrefattori, puntando ad ottenere il miglior prodotto possibile, senza trascurare anche la formazione dei clienti per garantire che la qualità del prodotto si mantenesse fino all’arrivo in tazza. Fonte: www.mixerpress.it |
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